viaggio della memoria ad auschwitz-birkenau abeid macht frei
Molte terre, molte parole Terre straniere

Viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau

Il nostro viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau

[Il nostro viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau si è svolto 18 anni fa. Durante questo viaggio, la mia amica ed io disponevamo soltanto di macchine fotografiche a rullino, per di più usa e getta. Le ho volute usare, e sono tutte della mia cara amica di una vita, Carmen. Solo nella copertina trovate un’immagine presa da Pixabay. Alcuni dettagli del racconto potrebbero non essere perfettamente accurati, così come la memoria, a volte non lo è. Posso però garantire che la sostanza è tutta vera. Le informazioni aggiornate provengono da www.auschwitz.org]

auschwitz-birkenau

Marzo 2001, alle porte del campo di sterminio, per il nostro viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau.

Giorgia  

Il mio viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau inizia con la mia amica del cuore, che a diciotto anni queste cose ancora si possono dire. Insomma, ero con la mia compagna di banco e di “vasche” di shopping+sosta gelato del sabato pomeriggio.

La mia vicina di sedile sull’autobus e compagna di stanza, ovviamente, in quella gita di 5^ superiore (nel nostro caso, 3^ Liceo, che al classico ancora usa così).

La gita dell’ultimo anno, quella importante. Quella lunga tutta una settimana, in giro per l’Europa.

Salisburgo, Praga, Cracovia e poi un’ultima tappa.

Quella gita in cui eravamo già tutti maggiorenni, e il docente simpatico si era potuto permettere, durante una visita in battello sulla Moldava, di offrirci un giro di liquore locale. Anche se io pensavo ancora di voler vivere da astemia, non sapendo che un giorno mi sarei appassionata alle degustazioni di vino, e non accettai.

Era l’ultimo giorno di gita, e ci aspettava la tappa più complessa.

Si trattava della tappa attraverso la quale avremmo potuto approfondire uno degli argomenti più importanti del programma di storia: la Seconda Guerra Mondiale.

I nostri insegnanti avevano infatti deciso di portarci a visitarne un luogo della memoria per eccellenza: Auschwitz-Birkenau.

auschwitz-birkenau

Non ho memoria del viaggio in pullman quella mattina, né di essere scesa e di aver raggiunto l’ingresso

Ricordo però con chiarezza il freddo. Uno di quei freddi pungenti, che ti penetrano dentro nonostante i molti strati di vestiario.

Quando senti un freddo così, anche se sei una ragazzina di 18 anni, ci pensi a quelle persone a cui non era dato d’indossare un maglione né una giacca.

Pensi a chi era stato privato di queste cose come se fosse un lusso. Un lusso a cui si accedeva per diritto di “razza”.

Quel freddo ha la capacità di tornarmi addosso ogni volta che penso a quel luogo. E ogni volta che qualcuno parla di “lusso” e “pacchia” riferendosi a profughi, rifugiati, persone la cui colpa è il luogo di nascita.

Auschwitz I

La prima parte della visita fu quella ad Auschwitz I, che è la parte del campo che chiamiamo semplicemente Auschwitz.

Camminando tra le file di edifici, su quella ghiaia, in quel freddo, la mia amica ed io non riuscivamo a dire nulla.

auschwitz-birkenau

Se è vero che i luoghi trattengono una traccia della propria storia, quel luogo toglie la capacità di respirare e, per un attimo, di sentirsi se stessi.

All’interno dei vari blocchi in cui ai tempi si consumava l’inumana prigionia dei deportati, sono state allestite varie sale della memoria.

Si chiama Museo Nazionale di Auschwitz-Birkenau, anche se a tutt’oggi si dibatte sul chiamarlo o meno “museo”.

Per molti è, di fatto, un “cimitero”.

Il ministero della Cultura polacco ne preserva ogni parte, nella convinzione che tramandare la memoria degli orrori sia fondamentale quanto onorare le vittime.

auschwitz-birkenau

Tra le cose che si possono vedere all’interno, come spiegato sul sito di riferimento del museo, www.auschwitz.org:

– 80000 scarpe;

– 3800 valigie, molte con le scritte identificative;

– 12000 pentole;

– 40 kg di occhiali;

– 460 protesi;

– 570 divise da prigioniero a strisce;

– 260 abiti civili;

– 260 scialli rituali ebraici;

– oggetti di metallo, requisiti alle vittime dello sterminio, fusi;

– 6000 opere d’arte, tra cui moltissimi oggetti artistici realizzati dai prigionieri

– 2 tonnellate di capelli tagliati alle deportate.

Avete mai visto migliaia di scarpe di persone che sono state uccise?

Avete mai visto cumuli di capelli umani? E di protesi dentarie?

Cataste di occhiali, che sarebbero stati indispensabili a persone libere e vive, ma non agli ebrei di Auschwitz?

La mia amica ed io abbiamo visto tutte queste cose. Le abbiamo guardate bene, senza quel distacco che a volte si frappone tra il nostro cuore e le immagini del dolore che passano con frequenza sui nostri vari schermi.

Abbiamo guardato e pensato agli esseri umani a cui erano appartenute quelle reliquie.

Provare il dolore di tutte quelle morti, vederle reali e tangibili, è una cosa che deve cambiarti, almeno un po’.

Sempre nel Museo, sono esposte molte immagini, così come filmini ed elenchi dettagliati dei prigionieri. Gran parte di esse è materiale documentale prodotto dalle stesse SS come parte della burocrazia su cui si basava il campo.

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Tra i molti materiali, sono presenti anche lettere dei deportati.

Vi sono poesie, parole, disegni lasciati sui muri.

Le parole di esseri umani che con esse cercavano la forza di essere tali, nonostante il campo di sterminio esistesse allo scopo di privarli dell’umanità prima, e della vita poi.

Auschwitz II – Birkenau

Per me il momento dello strazio più grande è arrivato quando ci siamo spostati ad Auschwitz II, ovvero Birkenau.

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Qui non abbiamo trovato allestimenti, ma soltanto i nudi residui degli edifici.

Si tratta di una scelta operata dal Museo, motivata dal fatto che è a Birkenau che la maggior parte dei deportati di Auschwitz hanno trovato la morte.

L’unica esposizione esistente sul terreno di Birkenau venne inaugurata nel 2001 e si trova nell’edificio della cosiddetta Sauna, all’interno del quale, durante la Guerra, veniva effettuata la registrazione e la disinfezione dei nuovi prigionieri arrivati al Campo. La funzione e la storia dell’edificio possono essere colte passando attraverso i locali successivi, nello stesso ordine nel quale erano obbligati ad attraversarli le vittime. Nell’ultima sala si trovano circa 2 mila fotografie portate dagli Ebrei deportati ad Auschwitz e qui ritrovate dopo la liberazione del Campo.

(da www.auschwitz.org)

auschwitz-birkenauQuando siamo entrati nelle camerate, abbiamo visto i loculi di cemento che fungevano da cuccette per i deportati.

Dentro ad uno, sul duro e al freddo, dormivano in 5.

Non credo nei fantasmi, ma forse, in casi eccezionali, qualche anima si trattiene sulla terra dopo la morte per spiegare qualcosa ai vivi. Entrando in quegli edifici, qualcosa mi ha parlato, e mi ha costretta a sentire il dolore che si era consumato lì dentro.

Che non ci siano parole giuste per rapportarsi all’orrore è, probabilmente, normale.

Vicine e insieme, dopo aver incontrato le anime di Auschwitz, la mia amica ed io abbiamo desiderato il silenzio, il raccoglimento.

Ricordo quanto rimanemmo sconvolte sentendo qualche compagno di classe proporre di andare a mangiare al fast food, appena usciti.

Nel nostro stomaco, così come nel cuore, si era creato un nodo fatto, oltre che di dolore, della grande vergogna del privilegiato.
Il nostro viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau aveva impresso in noi un marchio idelebile.


Carmen

Ricordo come fosse ieri le sensazioni che ho provato e che inevitabilmente riprovo ogni qualvolta ripenso a questo viaggio e riguardo le foto, quelle foto che ho scattato 18 anni fa e che hanno impresso su carta quello che io ho impresso nella mia memoria.
Condivido ogni singola parola di Giorgia, ma vorrei condividere qualche mio ricordo, qualche emozione.

Sole freddo

Era una giornata di sole, ma il freddo era pungente e la cosa che pių mi “faceva strano” era proprio questo, il sole che scalda e illumina in un luogo di gelo e tenebre, una luce quasi fastidiosa davanti a tutto il dolore che ogni singolo pezzo di quel campo trasudava; l’erba e qualche timido fiorellino fra i sassi, la vita in un luogo di morte, quasi a simboleggiare che le speranze di quella gente di un futuro migliore era ancora accesa e rimessa nelle nostre mani, di noi giovani scolaresche che avremmo dovuto e potuto creare un futuro migliore.

Io ero lì, giovane, disillusa e ingenua, lì davanti al dolore con l’angoscia nel cuore e un nodo alla gola che ancora oggi, al solo ricordo, mi fa mancare il respiro.

Ho provato paura quando sono arrivata davanti a quei binari: quasi sembrava di sentire il rumore del treno; vergogna per quello che noi uomini siamo stati in grado di pensare e mettere in atto contro altri uomini; rabbia nel vedere gente ridacchiare e non avere rispetto davanti all’orrore.

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Auschwitz è una meta da fare nella propria vita perchè ti imprime nell’anima una cicatrice, che seppure lontana anni luce da quella di chi quell’inferno l’ha vissuto, ci ricorda che abbiamo il dovere di essere persone migliori, di essere UMANI.

Io sono contenta di aver avuto la possibilitā di affrontare questo viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau con Giorgia, l’amica di una vita, quella con cui un silenzio dice pių di mille parole, quella con cui i viaggi sono una ricchezza per la mente e il cuore.


Informazioni utili

Dal momento che sono convinta che si vivrebbe in un mondo migliore, se si riuscisse a comprendere la profondità dell’orrore e si avesse il terrore di ripeterlo, consiglio a tutti una viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau.

Oświęcim, dove si trovano i campi, è situata a quasi 70 km da Cracovia.

I collegamenti via bus sono frequenti, dalla stazione centrale di Cracovia stessa. Anche Oświęcim ha una stazione, dalla quale si può poi prendere un autobus o un taxi.

Qualora viaggiate automuniti, potrete parcheggiare nei parcheggi per visitatori.

Le visite sono possibili tutto l’anno. Il museo apre sempre alle 8, e chiude a orari diversi a seconda del periodo:

15:00 Dicembre-Febbraio
16:00 Marzo e Novembre
17:00 Aprile e Ottobre
18:00 Maggio e Settembre
19:00 Giugno-Agosto

La durata minima consigliata di permanenza è di 3 ore e mezza.

E’ possibile prenotare visite con guide autorizzate del museo sulla pagina dedicata del sito.

Si può scegliere tra la visita di base, della durata appunto di 3 ore e mezza, quella specialistica, della durata di 6 ore, e quella immersiva che dura due giorni.

L’ingresso è gratuito, mentre si paga un biglietto tra gli 11 e i 15 euro per il tour guidato.

Sconsiglio assolutamente di visitare i campi senza una guida, fondamentale per la comprensione di quello che si vede e per ottimizzare gli spostamenti in un’area molto vasta.

Il museo applica restrizioni alle dimensioni dello zaino, ed è vietato introdurre “oggetti pericolosi”: insomma, attrezzatevi per le normali norme anti-terrorismo all’ingresso.

E’ ufficialmente sconsigliata la visita a bambini al di sotto dei 14 anni. Concordo.

I due campi si trovano a 3,5 km di distanza, ma, oltre ad avere entrambi un parcheggio per i visitatori, ogni 10 minuti una navetta gratuita parte da uno per raggiungere l’altro.

Il libro…

… non può essere uno solo, per quanto mi ritrovi necessariamente ad operare una difficile scelta.

Motivo per cui, per qualche spunto di lettura, andate a leggere l’articolo “Cinque libri per non dimenticare l’Olocausto”.

E infine…

Una curiosità: Carmen,  l’amica a fianco della quale ho vissuto questo viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau è la stessa a cui ho proposto di accompagnarmi a Berlino, come raccontavo nel mio articolo sui miei sogni di viaggio per quest’anno. Sarebbe un seguito significativo di questo viaggio.

Ed un’occasione per raccontare nuovamente un viaggio a due voci!

Fateci un “in bocca al lupo” perchè riusciamo a partire presto!!

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10 Comments

  1. Gran bel pezzo. Da leggere.

    1. Grazie mille, un’esperienza davvero intensa!

  2. Post che arriva dritto come un pugno, grazie. Non sono ancora stata ad Auschwitz e a questo punto della mia vita difficilmente credo che lo farò, perché ho già avuto occasione ravvicinata e diretta di vedere dal vivo lo schifo che può fare l’essere umano a un altro essere umano. Ma non bisogna mai smettere di parlarne e ricordare.

    1. Ti ringrazio per queste parole.
      E’ terribile che sia sempre necessario ricordarsi di quanto possa essere terribile l’essere umano, ma purtroppo è così. Per chi ha avuto modo di capirlo, non credo che serva torturarsi e porsi di fronte a ogni orrore immaginabile. Ma parlarne serve, perchè qualcuno che non ha ancora avuto modo di rifletterci davvero c’è sempre.

  3. Deve essere stato un viaggio molto emozionante. Non so se riuscirei a farlo e a vedere quei loculi come li hai descritti tu.

    1. Da un lato, è stato meglio farlo da giovanissima. Un po’ eprchè si è ben piantato nella testa e nel cuore, e un po’ perchè, fino al nostro arrivo là, ho potuto affrontare la cosa con la leggerezza dell’età. Addesso probabilmente mi riempirei di angoscia già dalla progettazione del viaggio.
      Tuttavia, da adulta, ho fatto un altro viaggio in una terribile storia di dolore, in Bosnia (anche in Croazia, ma lì i segni sono stati ben rimossi). Vorrei tornarci, e visitare anche il Kosovo, e affrontare anche quel pezzo di storia così vicino e così terribile.

  4. Michela says:

    Ho visitato il campo un agosto di qualche anno fa .. rileggendo il tuo articolo mi vengono in mente le cose che visto . Personalmente credo che questo sia un viaggio da fare almeno una volta nella vita .

    1. Sono d’accordo, con tutto il dolore e la difficoltà della presa di coscienza che comporta.

  5. Ogni volta é un pugno nello stomaco.
    Nuda e cruda realtà di una storia che non dobbiamo dimenticare.
    Aspetto ancora qualche anno e porterò anche mio figlio Luca.

    1. E’ un proposito nobilissimo, crescere le nuove generazioni con una memoria significativa e concreta.

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