bertinoro visto dalle vigne
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Bertinoro: una gita nel cuore della Romagna

Come ne la spumeggiante
vendemmia il tino

ferve, e de’ colli italici la bianca
uva e la nera calpestata e franta
sé disfacendo il forte e redolente
vino matura

[Giosuè Carducci- “La Chiesa di Polenta”]

Bertinoro: un concentrato di Romagna

Tra i luoghi del cuore miei e di Andrea, ce n’è uno che si trova arrampicato su un colle, nel mezzo della dolce Romagna.

Si chiama Bertinoro, ed è celebre per tre cose: il vino, il “balcone della Romagna”, l’ospitalità.

La scorsa primavera abbiamo deciso di portare alcuni amici alla scoperta di queste tre eccellenze locali.

Ecco il nostro itinerario di mezza giornata per una gita super-rilassante con gli amici, a Bertinoro!

Bertinoro e il vino, magari con piadina!

Da qualsiasi parte si provenga, quando si arriva a Bertinoro è impossibile non notare le distese perfettamente ordinate di vigne che la circondano da ogni lato.

bertinoro vigne

E sì, sono di buon auspicio, eccome!

Per iniziare la nostra gita a Bertinoro, abbiamo deciso di portare subito i nostri amici in una delle cantine della zona.

C’è l’imbarazzo della scelta, e non si può sbagliare sulla qualità. Esiste anche il Consorzio dei vini di Bertinoro, al quale sono affiliate alcune delle migliori cantine locali.

Noi abbiamo scelto una cantina che conosciamo e amiamo da tempo: Campodelsole.

Si tratta di una struttura molto moderna, che, con il suo grande tetto verde, si mescola al panorama, in mezzo ai campi di vite. Mi piace la filosofia della cantina, che punta a esaltare la tradizione senza dire di no alle moderne tecnologie.

Contattando la cantina con un po’ di anticipo, avevamo prenotato una semplice degustazione dei vini dell’azienda.

Siamo stati accolti in una sala pulitissima e tranquilla, dove c’era posto per tutti, anche il più giovane del gruppo (giovanissimo, a dire il vero, con i suoi 10 mesi d’età. Purtroppo lui non ha potuto degustare.).

Quella che doveva essere una piccola degustazione di tre calici, è diventata un ricco aperitivo in cui abbiamo assaggiato 4 vini accompagnati da un tagliere in cui spiccava della meravigliosa piadina romagnola calda.

degustazione vino romagna
Volti soddisfatti, calici già svuotati.

Ma parliamo dei vini. I vini!

Oh, i vini!

Pagadebit

Da amante del vino bianco quale sono, ho voluto iniziare la degustazione con un buon semplice Pagadebit.

Conoscete la storia del Pagadebit? Questo vino, un DOC di Romagna, viene prodotto dal vitigno Bombino Bianco, che è particolarmente resistente.

Così resistente che riesce a far fronte a qualsiasi problema metereologico. Coltivare questa vite permetteva ai contadini di produrre vino anche nelle annate più sfortunate.

Questo vino, dunque, pagava letteralmente i debiti dei produttori, negli anni di magra. Da qui Paga-debit.

Lo adoro, è un bianco corposo, secco, gustoso… consiglio a chi non lo conosce di procurarselo!

Albana

Dopo il Pagadebit, però, per proseguire con un altro bianco, siamo passati a sua maestà l’Albana di Romagna.

L’Albana (ovvero, Romagna Albana DOCG) viene prodotto tra le province di Bologna,  Forlì e Ravenna. E’ senza dubbio il bianco più famoso di Romagna.

Viene anche definito “un rosso travestito da bianco”, dal momento che contiene tannini. Nobile nella versione secca, è perfetto insieme ai cappelletti romagnoli. Nella versione di passito si presta bene anche per… inzupparci la brazadèla (ciambellone secco locale)!

Leggenda narra che Galla Placidia, la figlia dell’imperatore Teodosio, assaggiò l’Albana e disse:

Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità

…e da quel giorno il luogo in cui degustò il delizioso nettare fu chiamato Bertinoro!

Sangiovese

Infine, per quanto io sia personalmente più amante dei bianchi, se si è in Romagna non ci si deve esimere da un Sangiovese fatto bene. Che dire del Sangiovese? Forse è il vino che più incarna le caratteristiche della Romagna.

Amichevole e semplice, amante del buon cibo e di un buon ragù, alla mano. Ma, quando vuole, eccellente e maestoso.

Noi, a Campodelsole, ne abbiamo assaggiati due. Uno di qualità, da tavola, “normale”.

E uno Riserva. Wow! Se pensate che il Sangiovese sia un “vinazzo”, per favore, andate in Romagna ad assaggiarne uno serio.

Il balcone della Romagna

balcone di romagna

Dopo la nostra degustazione di ottimi vini, ci siamo avviati verso il ristorante che avevamo prenotato per pranzare.

E, sebbene da quelle parti si mangi bene ovunque, non abbiamo avuto alcun dubbio sul ristorante da scegliere.

Abbiamo mangiato a Ca’ de Be’.

Si tratta di un’osteria che, a una scelta di pietanze cucinate con le eccellenze locali di stagione, accompagna un’ampia scelta di ottimi vini. I vini, per altro, si possono scegliere sia chiedendo consiglio al personale, che consultando la “biblioteca” dei vini negli scaffali all’interno.

Ma il motivo per scegliere sempre e comunque Ca’de Bè la prima volta che si visita Bertinoro è il fatto di poter pranzare sul Balcone di Romagna.

Dalla terrazza, infatti, la vista mozzafiato si estende a tutta la Romagna, fino al mare.

Sulla terrazza, inoltre, si trova la Campana dell’Albana.campana dell'albana balcone di romagna

Questa campana celebrativa fu commissionata dal Comune e, dopo essere stata inizialmente posta sulla Torre dell’Orologio, ora si trova sul Balcone di Romagna perchè i suoi rintocchi risuonino in tutta la piana.

Il suono della campagna ricorda a tutti i Romagnoli il proprio indissolubile legame con il vino (buono).

Il centro di Bertinoro e l’Ospitalità

La passeggiata per il centro di Bertinoro può essere breve… ma intensa!

Nella piazza principale, proprio dietro al risotrante Ca’de Bè, trovate la Cattedrale di Santa Caterina d’Alessandria. Percorrendo il breve portico di fronte alla chiesa, poi, si trova il Palazzo Comunale (Palazzo Ordelaffi).

Annessa al palazzo, la Torre dell’Orologio, che, quando fu costruita, era molto più alta di quanto lo sia ora, dato che fungeva anche da faro per i naviganti.

torre orologio romagna

Di fronte alla torre, si trova la  Colonna degli Anelli, anche detta Colonna dell’ospitalità. 

Questa colonna fu fatta costruire dal celebre patrono della città, Arrigo Mainardi, nel XIII secolo.

Sulla colonna si possono ancora vedere 12 anelli, simbolo delle 12 famiglie nobili della Bertinoro Duecentesca.

I pellegrini che giungevano a Bertinoro potevano legare il proprio cavallo a uno degli anello, ed essere così ospitati dalla famiglia corrispondente.

ospitalità romagnola

La colonna fu distrutta, ma ricostruita all’inizio del Novecento.

Da allora, ogni prima domenica di settembre, a Bertinoro si celebra la Festa dell’Ospitalità, in cui il rito viene rievocato attraverso costumi, celebrazioni e un grande pasto comune. Gli inviti a tavola vengono appesi agli anelli della colonna, e chiunque passi di lì li può prendere.

Quale occasione migliore, dunque, per assaggiare la tipica ospitalità romagnola?

via degli antichi mestieri

Oltre alla piazza, è interessante percorrere la Strada della Vendemmia, dove è possibile ammirare sette tele di artisti locali ispirate al vino, fino a raggiungere il Giardino dei Popoli

Da qui si accede alla Rocca, probabilmente l’edificio più delebre del borgo, sede di un Centro Residenziale Universitario e dell’importante quanto unico Museo Interreligioso.

Bertinoro nella letteratura

Non ho un romanzo ambientato a Bertinoro, da consigliare. Se ne conoscete uno, anzi, non esitate a suggerirlo a me!

Ma sapete in quale celebre testo si allude al rito dell’ospitalità di questo piccolo borgo?

Bertinoro: una gita nel cuore della Romagna 1

Ebbene sì, nella “Divina Commedia“!

All’interno del commento al XIV Canto del Purgatorio Dante incontra il giudice Guido del Duca, signore di Bertinoro. Nelle note al canto si parla anche del particolare rito locale.

Dante stesso qui conobbe l’opitalità della Romagna, in quanto soggiornò a Polenta, frazione di Bertinoro.

E proprio in riferimento a Polenta e alla sua Pieve troviamo la più importante dedica letteraria a Bertinoro.

Si tratta dell’ode di Carducci “La Chiesa di Polenta”, che potete ritrovare all’interno della raccolta “Rime e ritmi”.

Da segnalare, infine, che di Bertinoro era il grande drammaturgo Ermete Novelli.

 

Vi ho convinti a una gita in questa parte un po’ meno mondana, ma certamente non più noiosa della Romagna?

 

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2 Comments

  1. Bel racconto, non posso consigliarti un intero romanzo, però nel decameron alla giornata quinta, novella quarta si racconta delle gesta di alcuni abitanti di Bertinoro.

    1. Grazie mille, non me ne ricordavo per nulla! Vado subito a riprendere il Decameron!

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