Skyline di Ostuni
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Ostuni: come riscoprire da adulti la temuta vacanza dell’infanzia

Alla ri-scoperta di Ostuni, la città bianca

“Vai a Ostuni? Che meraviglia, che fortuna!”

Questa è la risposta che ti senti dare, se dichiari di essere diretto verso la famosa “città bianca” della Puglia.

Eppure io, che l’ho vista, rivista, visitata e ancora rivisitata, sono giunta ad un punto in cui la sola idea di mettere piede in quelle scivolose, luminosissime stradine mi dava la nausea.

Non è colpa di Ostuni, sia ben chiaro. Oggi lo so. Forse lo so proprio grazie a chi leggerà questo blog: è per scriverne che ci sono tornata, dopo tanti anni. Per scriverne, ho indossato nuovi occhi, più obiettivi, e sono stata capace di vederne la bellezza.

Vista puglia

Ma, molti anni fa, i miei occhi vedevano principalmente fatica. Come mai?

Innanzitutto si tratta di quel “posto in cui sei costretto a fare le vacanze con la famiglia”.

Probabilmente molti ne possono trovare uno, scavando nella memoria. Può essere il posto più bello del mondo, ma la costrizione, le litigate estive in famiglia e la continua ripetizione di luoghi e azioni l’hanno probabilmente reso indesiderabile. Per me è stato così.

In secondo luogo, pur senza saperlo, da giovane trovavo assolutamente sgradevole le modalità della fruizione turistica di quel territorio. Non erano certamente i tempi del turismo esperienziale, del viaggio e del viaggiatore consapevole. Erano i tempi in cui dalla mia città natale, in massa, tutte le estati, tutti invadevano una stessa località, che diventava una sorta di status symbol.

Ostuni era dunque piena di turisti invadenti ed invasivi.

Il contatto con i locali aveva, non so come meglio definirlo, una sorta di carattere coloniale, che mi ha sempre creato un grande disagio. Si andava tutti in spiaggia, per forza, senza volontà di scoprire, muoversi nei dintorni, fare esperienze.

Probabilmente a causa di questo approccio turistico non sono riuscita, da piccola, ad entrare in relazione con le persone e creare amicizie che avrebbero dato tutt’altro sapore alle mie vacanze.

Libro su OstuniIl libro: “That Summer in Puglia” di Valeria Vescina

Questa volta ho deciso di affrontare il viaggio portando già con me un amico: un libro ambientato per la maggior parte ad Ostuni, che mi accompagnasse verso quella terra.

That Summer in Puglia” ha la peculiarità di essere scritto da un’italiana, ambientato in Italia, ma redatto in lingua inglese. Questo fatto mi ha subito affascinata, regalandomi una prospettiva senza dubbio differente sul luogo.

Le pagine del libro sono scivolate docili sotto i miei occhi durante le 7 ore di viaggio in treno, descrivendomi e ricordandomi strade e vedute della Città Bianca. I personaggi mi sono entrati dentro, diventando a loro volta nuovi compagni in quel viaggio.

Appena arrivata, ho cercato, senza grande successo, la Villa Emma del libro, concludendo che debba, se esiste, avere un nome differente.

Non è mancata poi la fotografia nel luogo ritratto in copertina.

ostuni copertina that summer in puglia

Mostrare Ostuni alla persona che si ama

Una cosa veramente utile nell’affrontare questa terra con occhi nuovi è stata l’occasione di fare da guida al mio compagno, che non aveva mai avuto occasione di vederla. Il suo sguardo, in qualche modo, ha guidato me.

cattedrale di ostuniAbbiamo quindi iniziato con una classica colazione nella piazza della Cattedrale, cappuccio e pasticciotto, seguita da una visita della chiesa.

Abbiamo poi passeggiato lungo le viuzze del centro storico antico, dapprima verso il basso lungo  Via Cattedrale, piena di negozietti ma molto,molto turistica, fino a raggiungere la piazza centrale. La piazza, sede del municipio e di numerose iniziative culturali, specie d’estate, è molto affascinante, una classica “veduta del sud”. Naturalmente, è piena di baretti e ristorantini, ma attenzione ai prezzi!

Siamo infine risaliti verso l’alto, passando per il rione La Stella e la storica Osteria del Tempo perso, fino a sbucare davanti alla chiesa sconsacrata, delle Monacelle oggi sede del Museo della Civiltà Preclassica della Murgia Meridionale. Questa passeggiata, durante il giorno, risulta decisamente meno “affollata” sia di persone che di souvenir, e permette di apprezzare al meglio l’architettura unica di questi luoghi. La sera, invece, si popola divita,ma anche di cuscini, sedute e tavolini lungo le molte scalinate che la costituiscono.

Dedicherò un post successivo alla cose da fare, comprare e mangiare ad Ostuni, per chi fosse interessato a visitarla per la prima volta.

In definitiva, se la missione era apprezzare un luogo “vecchio” in un modo nuovo, posso definire la missione più che riuscita!

Inoltre, tornare ad Ostuni ci ha dato la possibilità di visitare anche alcune altre “città bianche della Valle d’Itria“: Ceglie MessapicaCisternino, Martina Franca e Locorotondo.

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2 Comments

  1. questo post mi è piaciuto per due motivi. Il primo è che mi ha mostrato un luogo che non conosco e che mi ha fatto voglia di andare a visitarlo al più presto. Il secondo è che mi ha fatto pensare a come riscoprire i luoghi dove siamo stati in vacanza da piccoli, quando non eravamo ancora ciò che siamo, e farlo in modo diverso, con occhi nuovi. A me è capitato proprio recentemente di tornare in un luogo dove avevo giurato che non avrei messo più piedi perchè mi ricordava un periodo dell’adolescenza dove volevo “diventare grande” e quel luogo mi stava stretto. Oggi, a distanza di trent’anni l’ho riscoperto: anche io con un libro e anche io andandoci con la persona che amo.

    1. Non sai quanto mi faccia piacere questo tuo commento, il post è stato pensato proprio per la lettura che ne hai fatto, e per condividere quest’esperienza che penso a comuni molte persone!

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